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Il contesto: quattro dimensioni per la continuità d'impresa

La continuità d'impresa è uno dei temi che riveste maggiore interesse, e che interessano più da vicino il sistema economico italiano e quello veneto in particolare. Non si tratta di una criticità contingente, cioè indotta da fenomeni puntuali che hanno momentaneamente messo in discussione il vantaggio competitivo delle imprese italiane. La globalizzazione dei mercati connessa allo sviluppo delle nuove tecnologie, l'allargamento della comunità europea e la crescente "pressione" dei paesi del Far East (con il gigante Cina in primo piano) hanno modificato in modo radicale e irreversibile le dinamiche concorrenziali. Il modello italiano di competitività, come ha recentemente messo in evidenza il convegno biennale 2004 del Centro Studi Confindustria, è di fronte a un bivio: la terza rivoluzione industriale, che porta all'affermarsi di strategie competitive basate sulla conoscenza, pone nuove sfide alle imprese italiane.
La continuità, pertanto, va vista in questa prospettiva: non un semplice problema di mera successione da una generazione di imprenditori a una nuova generazione di imprenditori, ma un ripensamento del modo di fare impresa per avviare un nuovo ciclo di sviluppo.


1. Il ruolo della dimensione

Nel 2002 le imprese italiane dell'industria e dei servizi erano oltre 4,3 milioni di unità (oltre 100 mila in più rispetto al 2000), con un'occupazione complessiva di oltre 16 milioni di addetti (600 mila in più rispetto al 2000). L'incremento di occupazione realizzato negli ultimi anni non ha modificato la struttura dimensionale dell'apparato produttivo. La dimensione media è sostanzialmente stabile nel corso degli anni e pari a 3,7 addetti per impresa per il totale dei settori, a 8,7 per il settore manifatturiero, a 2,9 per le costruzioni e a 3,0 (leggermente in crescita) per il commercio e servizi: viene dunque sostanzialmente confermata la polverizzazione della struttura produttiva italiana. La caratterizzazione dimensionale è ulteriormente accentuata dall'elevato livello di terziarizzazione (il settore dei servizi vede aumentare il proprio peso, in termini di addetti, dal 57,8 al 59,2 per cento).
I dati sui conti delle imprese confermano l'importanza della dimensione d'impresa e della concentrazione settoriale nel determinare la performance complessiva del sistema produttivo. I differenziali di produttività del lavoro a sfavore delle microimprese e di quelle con 10-19 addetti sono consistenti, anche se vi sono segnali di convergenza nella redditività delle imprese.
Ne consegue che il primo problema per affrontare la continuità è l'individuazione di percorsi di crescita che permettano:
1) di competere nel nuovo scenario;
2) di valorizzare al contempo il differenziale delle imprese italiane.

 

2. Il ruolo della concentrazione settoriale

Per altro verso, il livello e la dinamica della redditività delle imprese sono connessi soprattutto al grado di concentrazione dei singoli comparti di attività economica.
Dove la concentrazione era elevata, la redditività delle imprese leader è fortemente cresciuta tra il 1998 e il 2001 e ne ha beneficiato anche l'intero settore. Il ruolo di traino delle imprese leader non ha invece caratterizzato i comparti a media concentrazione: dove questa è diminuita, la redditività è calata sia per le imprese leader, sia nella media di settore; dove essa è aumentata, solo le imprese leader ne hanno beneficiato.
Ne consegue che il secondo problema per affrontare la continuità è l'adozione di approcci strategici in grado di aumentare il livello di concentrazione di settore o la creazione di filiere produttive, in grado di creare una massa critica sufficiente per sostenere la competizione

 

3. Il ruolo del mercato del lavoro, del management e dei talenti

La produttività e la competitività delle imprese risente anche delle condizioni del mercato del lavoro e delle pratiche manageriali adottate. L'impatto di tali fattori sulla performance non è facilmente misurabile. Inoltre, si tratta di fenomeni ampi e variegati che includono: innovazioni nel processo produttivo, miglioramenti nell'organizzazione del lavoro e nelle tecniche manageriali, miglioramenti nell'esperienza e livello di istruzione raggiunto dalla forza lavoro, mutamenti nella composizione dei beni capitali utilizzati, nonché miglioramenti nella loro qualità, economie di scala, esternalità, riallocazione dei fattori verso utilizzi più produttivi.
La ridotta dinamicità del mercato del lavoro manageriale può essere un fattore capace di rallentare il tasso di crescita delle imprese, sia in modo diretto (in quanto rende difficoltosa o troppo onerosa l'acquisizione delle risorse critiche), che indiretto (in quanto ostacolo o non facilita l'adozione e l'implementazione di moderni strumenti di gestione)
Ne consegue che il terzo problema per affrontare la continuità è l'approfondimento del tema dei talenti manageriali e specialistici, nella duplice direzione:
1) di definire le condizioni istituzionali per la creazione di un vero e proprio mercato del lavoro manageriale che faciliti la circolazione delle competenze in un'ottica multi client
2) di analizzare le condizioni organizzative che permettono un efficace inserimento di tali figure anche nelle piccole e medie imprese.

 

 

4. Il ruolo delle competenze professionali e delle nuove tecnologie dell'informazione

Com'è noto, la formazione è uno dei principali fattori strategici che devono supportare lo sviluppo e la crescita delle imprese. E' un fattore competitivo che può sicuramente dare quel valore aggiunto che garantisce, in particolare alle PMI venete, la capacità di stare sul mercato e di entrare nelle reti globali di produzione di conoscenza per produrre innovazione.
Quello a cui le PMI devono ambire, date le loro caratteristiche peculiari, è un progetto formativo in grado di rispondere ai loro bisogni professionali per migliorare tutte le risorse presenti in azienda.
In questo contesto l'apprendimento online presenta il grande vantaggio della flessibilità nell'adattarsi alle contingenze e alle necessità "mutevoli", tipiche delle realtà imprenditoriali medio-piccole.
Il trend di mercato, relativo all'adozione di soluzioni eLearning nelle aziende, è nettamente positivo. Come è emerso anche dalle recenti attività di indagine condotte da ANEE (Associazione Nazionale dell'Editoria Elettronica), nei prossimi anni si prevede infatti un elevatissimo tasso di crescita del settore. Per quanto riguarda l'ambito aziendale, si devono registrare anche alcuni fattori critici che hanno in parte frenato la diffusione dell'eLearning, soprattutto nelle aziende di piccole dimensioni.
Da recenti indagini risulta che i più evidenti limiti sono legati a: cultura aziendale, vincoli tecnologici, complessità organizzative.

Già da queste considerazioni si nota che le problematiche principali non sono legate ai costi o agli investimenti necessari per implementare delle soluzioni eLearning, come nei primi tempi si pensava.
L'attenzione è ora rivolta su aspetti culturali-organizzativi, che devono pervadere l'azienda per poter comprendere e sfruttare al meglio le potenzialità di questi nuovi strumenti di formazione e delle nuove metodologie e modalità di apprendimento che ne conseguono. Tra gli aspetti culturali non sono stati analizzati finora in modo adeguato:
- il ruolo dell'età e della posizione organizzativa dei decisori che concorrono all'adozione dell'eLearning nelle aziende familiari, più sovente caratterizzate da un processo decisionale accentrato
- il ruolo delle carattersitiche distrettuali o tipiche dei sistemi aziendali a rete, che dovrebbero rendere più efficace un incontro tra le "tecnologie per la relazione" e gli abituali processi collaborativi della diffusione della conoscenza.
In un mercato globale, dove le vere risorse sono l'informazione e la persona con le sue abilità e capacità di adattamento dinamico al nuovo, le aziende venete bene si inseriscono in questo contesto: l'apporto metodologico dell'eLearning sembra una buona risposta al mantenimento della continuità competitiva, se non altro per le modalità di produzione e di scambio delle conoscenze che ricalcano le dinamiche interne ai sistemi stessi.

Inoltre le tecnologie di rete applicate all'apprendimento sembrano rispondere anche ai problemi tipici della formazione nelle PMI:
- la difficoltà di allontanare il singolo dipendente dal proprio lavoro anche per un tempo limitato

- la difficoltà di identificare contesti di condivisione della conoscenza tacita tra imprese attraverso "dialoghi" non strutturati (ancorchè ad alta densità di conoscenza veicolata).

In sintesi, la metodologia dell'eLearning sembra essere potenzialmente in linea con le prassi culturali di gestione dell'apprendimento tipiche delle PMI e delle reti (formalizzate e informali) di relazioni tra le aziende dei sistemi produttivi locali. Esistono tuttavia degli elementi di resistenza da parte delle aziende che possono ostacolare, in Veneto, il processo di sviluppo del know-how delle imprese.

Ne consegue che il quarto problema per affrontare la continuità è l'identificazione e l'intervento sui fattori in grado di agevolare la diffusione dell'eLearning, in particolare:
1) comprendendo come si possono utilizzare i sistemi e le architetture dell'eLearning per favorire lo sviluppo e la condivisione delle conoscenze tacite e del know-how nelle reti e nelle filiere;
2) identificando gli elementi, organizzativi e decisionali che agevolano l'adozione di queste metodologie in azienda.